mercoledì, settembre 17, 2008
Sono molto triste, perchè ho letto questo post di BlackCat:
http://blackcat.bloggy.biz/archive/3280.html
e penso che, in generale, sono tanto stanca di quegli individui che non rispettano le persone, siano esse bambini, o adulti, o disabili, o ciccione, o neri, o gay, o panzone, o tutto il resto.
PERSONE.
Siamo tutti, semplicemente, Persone.
Come tali dobbiamo essere rispettati. Tutti.
Con educazione, per favore.
venerdì, maggio 30, 2008
I fondi per la violenza alle donne compenseranno il taglio dell’Ici:
Unità
Maremma news
Spulciando i complicati numeri relativi alle misure finanziarie per il taglio dell’Ici si scopre infatti che tra i capitoli di spesa tagliati per recuperare soldi c’è pure il Fondo per le donne vittime di violenza. Lo aveva istituito Prodi nell’ultima finanziaria: 20 milioni di euro destinati al sostegno delle vittime e alla prevenzione.
Ma del resto, a cosa servono i fondi per le donne vittime di violenza, se tanto il problema dell'Italia sono gli immigrati? Basta mandarli via tutti, arrestarli in quanto clandestini, dare fuoco qua e là a qualche campo nomadi, aprire quanche altro CPT e spaccare qualche altra vetrina di negozi.
Così, quando gli stranieri se ne saranno andati via, la violenza sarà sconfitta, perchè gli uomini italiani non violentano, non picchiano e non uccidono, nono!
Veronica Abbate, uccisa a 19 anni dal suo ex fidanzato con un colpo di pistola alla nuca;
Antonietta Scalise, uccisa a 50 anni dal marito geloso, e gettata in un cassonetto;
Sonia Di Gregorio, uccisa a 21 anni dal suo ex marito con due coltellate: una alla gola, una alla pancia;
Antonella Multari, uccisa con 40 coltellate dall'ex fidanzato;
Barbara Cicioni, incinta di 9 mesi, uccisa dal marito a coltellate;
Lorena Cultraro, uccisa a 14 anni da 3 coetanei, perchè aveva detto di essere incinta;
Adriana Tamburini, uccisa a 19 anni dal suo fidanzato, da cui aspettava un bambino;
Maria Marando, uccisa a 24 anni dal suo primo amore;
Jennifer Zacconi, uccisa a 20 anni, al 9° mese di gravidanza, massacrata e sepolta ancora viva dal padre del suo bambino;
Elisa Beatrice, 32 anni, uccisa dall’ex marito...
(continua...
forse domani, forse stanotte, forse anche adesso)
lunedì, maggio 19, 2008
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè
rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano
fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non
ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht
domenica, gennaio 20, 2008
Schiave moderne?
Una delle cose che mi ha sempre affascinata di Bologna, quando ho deciso di trasferirmici, è stato l'alto livello di integrazione degli stranieri. Indiani, pakistani, cinesi, peruviani, cubani, filippini, est europei...insomma, tutti eccetto i nord africani, ma questo è un altro discorso.
Poi, scavando nella quotidianità, spesso mi son resa conto che questa è un'integrazione fittizia, oppure per pochi. Le grandi escluse da questo processo, sono le donne.
La mia vicina di casa, originaria del Banghladesh, ha avuto un bambino un mese dopo di me. Qualche settimana prima che nascesse l'erede, suo marito ha suonato a casa nostra chiedendo di mio marito, e gli ha consegnato un regalo per la bambina.
Un atto estremamente cortese, no? Se non che mi era parso un po' particolare che questo ragazzo volesse parlare direttamente con Nex e consegnare a lui il regalo. Ma avevo interpretato la cosa come un segno di "rispetto".
Stasera pensavamo di ricambiare il favore. Alle 19 abbiamo suonato a casa del vicino, e dalla porta abbiamo sentito la voce di sua moglie, che diceva qualcosa e non apriva. Abbiamo atteso qualche istante, e poi abbiamo fatto marcia indietro. Se non che, infine, lei ha aperto la porta appena appena, ha pronunciato qualche parola stentata, facendoci capire che suo marito non era in casa, e che lo avrebbe mandato da noi al suo ritorno. Io le ho detto che volevamo solo darle un pensierino per il bimbo, così lei ha preso il pacchetto e ha richiuso la porta. E noi siamo rientrati in casa, con Dafne in braccio, con la netta sensazione che lei non abbia compreso il nostro intento, alimentando in noi un vago senso di colpa, peraltro immotivato.
Quindi è tutta la sera che rimugino su questo fatto, e mi chiedo se abbiamo fatto bene o male a bussare alla porta e a parlare con lei.
Il fatto è che questa ragazza è invisibile. Non parla una parola di italiano, non esce di casa se non scortata da un uomo, non saluta e non alza gli occhi da terra... insomma: fa la vita di una schiava, in un paese dove non esiste schiavitù.
Quando gli uomini vanno a fare la spesa, la chiamano al citofono, lei scende e porta su le borse (siamo al 4° piano senza ascensore), seguita a ruota dagli uomini che hanno le mani sgombre.
Che tipo di madre sarà questa ragazza?
Suo figlio (maschio, e mi viene da dire: per fortuna) andrà in una scuola italiana, imparerà l'italiano, uscirà, farà la sua vita... e lei come potrà essere presente, nella sua vita, se non saprà nemmeno cosa c'è al di fuori di quella porta, se non imparerà questa nuova lingua, se non capirà i discorsi dei professori o del pediatra, quando sarà necessario?
Io credo che questo tipo di schiavitù sia colpa delle donne.
In Italia, queste ragazze avrebbero tutti i mezzi per affrancarsi. Non fosse altro che guardare la tv pubblica, invece di quel cavolo di satellite, e imparare l'italiano.
Io penso che sia presuntuoso vivere in un Paese di cui non ci si prende nemmeno l'impegno di imparare la lingua. Non dovrebbe essere consentito.
E non dico questo certo per campanilismo, perchè io detesto l'Italia. Lo dico perchè credo che l'emarginazione parta innanzi tutto dall'impossibilità di comunicare.
In ospedale molte volte ho incontrato mediatrici culturali che dovevano fare da traduttrici a donne cinesi e indiane che erano incinta e non conoscevano una parola di italiano.
Possibile che nessuna di loro mai un giorno si sia posta il problema dell'indipendenza, della dignitià e della libertà?
Tutto questo non mi piace.
Speravo che Dafne facesse amicizia con il bimbo dei vicini, e già auspicavo intensi scambi culturali e culinari tra me e la sua mamma.
Ma c'è un grosso muro che ci divide, e non è quello dei due appartamenti adiacenti.
E' il muro tra le donne che si amano, come me, e quelle che ancora non hanno imparato ad amarsi.





